In quest’ultimi anni è stato sempre crescente il numero di persone hanno deciso di aprire una ludoteca come associazione culturale, vediamo in questa guida perché e soprattutto se, oggi, è la soluzione migliore.

Quando si apre una ludoteca si dev’essere pronti a fare degli investimenti.
Basta pensare a tutti i costi della location, alla creazione di una presenza online, al personale, ai vari strumenti di gioco e alle strategie di promozione.

Aprire una ludoteca come associazione culturale non è mai così facile come potrebbe sembrare a prima vista, considerando le competenze e gli investimenti necessari. Inoltre ci sono numerose domande a cui occorre trovare risposta e tanti problemi che richiedono una soluzione.

Oltre alle competenze e ai soldi, insomma, serve tempo, pazienza ed energia, nonché la calma per poter ricercare delle soluzioni efficienti e ammortizzare i costi.

Tra le diverse soluzioni possibili per diminuire le spese a carico di coloro che vogliono aprire una ludoteca, spicca quella di classificarla come un’associazione culturale.

Non è affatto così difficile come potresti pensare, ma bisogna completare alcune procedure burocratiche. Scopriamo insieme, passo dopo passo, cosa fare per aprire una ludoteca come associazione culturale.

Dando per scontato che si soddisfino tutti i requisiti pre-imposti dalla normativa allora si potrebbe prendere in considerazione l’idea di aprire una ludoteca come associazione culturale.

In questo modo si potrà accedere a tutti i vantaggi derivati dalle agevolazioni riconosciute dal Decreto legislativo numero 460/97.

Tutto ciò che bisogna fare è di classificare l’attività come un’associazione culturale e costituire un Consiglio Direttivo composto dal Presidente, Vice-Presidente e Segretario della ludoteca.

L’associazione va registrata con la denominazione e la sede già predefinite all’Agenzia delle Entrate per mezzo di un atto privato.

In questo modo le spese di accensione si attesterebbero sul livello di 300 euro circa e non sarebbero così alte come nel caso dell’apertura di una ludoteca comune a scopo di lucro.

In alternativa puoi scegliere la formula di Associazione culturale ONLUS, ovvero un’associazione formata senza scopo di lucro. Per farlo devi registrarti presso l’Anagrafe ONLUS (creata appositamente) per avere l’esenzione fiscale.

In questo modo non pagheresti i bolli statali necessari per la registrazione dell’attività e la quota di pagamento scenderebbe ulteriormente.

Una bella opzione da prendere in considerazione se vuoi risparmiare, non credi?

Ma fai attenzione!
La creazione di un’associazione culturale richiede di compiere due fasi fondamentali:

  • Uno, la creazione di uno statuto e di un atto costitutivo;
  • Due, la registrazione dell’associazione presso l’Agenzia delle Entrate con tanto di apertura di partita IVA, in quanto dovrai comunque contabilizzare degli incassi.

Aprire una ludoteca come associaizone culturale: ricavi e costi

I costi per l’apertura sono variabili da caso a caso per l’affitto del locale, l’eventuale ristrutturazione, l’adeguamento del locale, l’acquisto attrezzatura e così via.

Se vuoi approfondire quest’argomento ti consiglio di leggere anche la guida: “Quanto costa aprire una ludoteca”. Oppure continua a leggere.

Bisogna anche considerare che i guadagni non arriveranno subito e saranno variabili in relazione alla tua bravura ad acquisire nuovi clienti, ad aumentare il guadagno per cliente e la frequenza di acquisto di ogni singolo cliente.

Quando si parla di un’attività come una ludoteca non si può ignorare tutto un discorso che riguarda i guadagni derivati dall’attività. Nel mondo degli affari vige una regola a cui bisogna prestare attenzione: più investi (nel modo corretto) e più guadagni.

Se abbatti i costi troppo, non potrai aspettarti dei grandi risultati per quanto riguarda i ricavi.

I clienti di una ludoteca registrata come un’associazione culturale con il tempo diventano dei soci e contribuiscono alla causa con un tesseramento annuale che di certo non può portare dei grandi guadagni al titolare.

I guadagni serviranno al più per finanziare la struttura e gestire i vari costi dell’associazione.

Tuttavia, è bene ricordare che si può usufruire di numerosi finanziamenti privati, utili da sostegno a quella che può, a tutti gli effetti, considerarsi come un’iniziativa “No-Profit”.

Ormai questi sostegni, che possono arrivare sia dai soci dell’associazione che da terze persone, permettono di coltivare un’economia più sana e fruttuosa.

Anche per questo vengono ampiamente utilizzati e ricercati nelle principali associazioni culturali italiane. Oggigiorno rappresentano sicuramente uno stile economico preferito nelle realtà concittadine del Bel Paese.

Codice del Terzo Settore: cosa cambia con la nuova normativa?

A partire dal 1° gennaio del 2019 entrerà in vigore il Codice del Terzo settore, una riforma rivolta anche alle associazioni culturali che farà perdere a queste alcuni vantaggi.

Fino a quella data l’iscrizione nei registri continuerà a essere regolata dalle normative vigenti.
Motivo per cui per iscriversi nel registro delle associazioni culturali durante il periodo di transizioni si devono seguire le normative stabilite nell’agosto del 2017.

Questo varrà anche per gli enti che vorranno registrarsi all’anagrafe delle ONLUS.
Il numero minimo dei soci previsto dalle nuove norme è pari a 7, mentre la forma giuridica dell’associazione può essere riconosciuta oppure non riconosciuta.

Tali elementi non sono modificabili e nel caso d’inosservanza le associazioni non potranno accedere al Registro.
Inoltre bisognerà prestare una maggiore attenzione alla denominazione delle associazioni culturali.

Il Codice del Terzo settore ha escluso completamente le associazioni culturali dall’applicazione dell’articolo numero 148 comma 3 e abrogato l’articolo numero 9-bis del Decreto Legislativo numero 417/91, il che limita le associazioni culturali nell’applicazione di un regime agevolato della Legge numero 398/91.

Pertanto le associazioni culturali non potranno fruire della decommercializzazione delle cosiddette “quote di frequenza” versate dai propri soci. Inoltre viene esclusa la possibilità di applicare il regime forfettario previsto dalla Legge 398/91.

Tutto questo sembra indirizzare le associazioni culturali (enti No-Profit) verso la trasformazione in Enti del Terzo Settore (associazioni di promozione sociale) garantendo in questo modo la fruizione della decommercializzazione dei versamenti di soci e familiari.

Trasformando l’associazione culturale in Enti del terzo settore (ETS), inoltre, sarà possibile godere del regime fiscale forfettario standard.

L’associazione culturale potrà comunque usufruire del regime di neutralità fiscale ai fini dell’IVA in relazione ai versamenti dei soci.
Resta integra la possibilità di applicare il regime forfettario reddituale.

La riforma del terzo settore è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, ed è entrata in vigore con il decreto legislativo del 3 luglio 2017, n. 117, che concretizza la delega per la riforma del terzo settore contenuta nella legge 6 giugno 2016, n.106.

Se vuoi approfondire quest’argomento trovi la riforma pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale cliccando qui.

In ogni caso, è consigliabile richiedere l’assistenza di un avvocato o di un commercialista specializzato per evitare errori e pesanti sanzioni. La conclusione è…

Aprire una ludoteca come associazione, conviene?

La mia risposta, come sempre in questi casi, non è assoluta perché dipende sempre da cosa TU vuoi ottenere da quest’attività e dalla TUA vita in generale.

Se vuoi aprire un’attività senza pretese e che riesca a stento a generarti dei profitti allora aprire una ludoteca come associazione culturale potrebbe essere una soluzione.

O magari l’alternativa potrebbe essere una società di persone (tipo s.a.s. o s.n.c.), come magari ti ha consigliato il commercialista, per risparmiare qualche centinaio di euro, in alcuni casi anche qualche migliaio, di euro l’anno.

In ogni caso, devi sapere che in entrambi i casi sopra citati, rischi di ritrovarti sul lastrico da un momento all’altro o con i conti bloccati in attesa di accertamenti.

Perché?
Perché in caso di società di persone la responsabilità ricade sulle persone (quindi i soci), con tutti i loro beni.

Oppure nel caso di un’associazione la responsabilità ricade prima sul fondo comune, ma se questo è insufficiente, rispondono solidalmente con il loro patrimonio personale anche il presidente, i membri del Consiglio Direttivo o chi ha agito in nome e per conto dell’associazione.

Ma non è finita qui.
In caso di un problema, verranno prima eseguiti degli accertamenti per definire le cause e la responsabilità. In questi casi, verranno bloccati i conti sia della società che dei soci.

E questo significa che non potrai accedere ai tuoi soldi fino a che non siano terminati tutti gli accertamenti. Se sei fortunato, otterrai una risposta entro una ventina di giorni, se sei sfortunato, ci vorrà qualche anno.

A questo punto, lascia che ti chieda: Come ti manterrai nel frattempo?

Se, invece, vuoi aprire un’attività che riesca a generare abbondanza economica per te, la tua famiglia e per le persone che hanno deciso di lavorare con te allora costituire una società di capitali (tipo s.r.l. o s.r.l.s.) è la scelta più ovvia e giusta.

Perché, in questo caso, la responsabilità è legata alla società che risponde “solo” con il proprio capitale sociale (ad eccezione di alcuni rarissimi casi).

E nel caso di un problema, mentre verranno eseguiti gli accertamenti per definire le cause e la responsabilità vengono bloccati solo i conti della società.

Un importante avvertimento:
Se decidi di costituire una società di capitale escludi l’unipersonale perché alcuni giudici sostengono che essere soci di una unipersonale (cioè una società di capitali con un unico socio) significa avere coscienza e responsabilità pari a quella di una società di persone, e tendono quindi a chiedere all’imprenditore dell’azienda unipersonale di rispondere con il capitale proprio.

In conclusione: che convenienza hanno le associazioni e le società di persone?
Sostanzialmente una: costano un po’ meno.

Il mio consiglio? Credo che si sia capito, no?

Se l’unico vantaggio che hai consiste nel risparmiare qualche euro, allora qualsiasi minimo rischio, è troppo elevato!

Se vuoi risparmiare qualche euro ci sono tanti altri costi superflui da poter tagliare, senza correre rischi tanto grandi quanto quelli di essere socio in una società di persone o far parte del consiglio direttivo di un’associazione culturale.

Ora, puoi continuare a cercare informazioni per risparmiare qualche euro come hai fatto fin’ora, oppure puoi dare una svolta alla tua vita imprenditoriale iniziando da qui.

A te la scelta!